MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1931

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S.Prokofiev - Concerto n.4 si b maggiore
"La ringrazio per II suo concerto, ma non ne comprendo una singola nota e non lo suonerò", fu la reazione di Paul Wittgenstein, pianista austriaco il quale aveva perso il braccio destro durante la Prima guerra mondiale. Fu grazie alla sua richiesta che Prokofiev aveva scritto questo concerto per la mano sinistra. Wittgenstein mantenne la sua parola, e dato che esistono pochi virtuosi che hanno perduto la mano destra, l'opera da allora rimase ineseguita per venticinque anni. Prokofiev meditò sulla possibilità di riscriverlo per ambedue le mani, ma l'idea non giunse mai a una realizzazione. Finalmente, nel 1956, tre anni dopo la morte del compositore, il concerto venne eseguito a Berlino dal pianista Siegfried Rapp.
E' un caso fortunato che le difficoltà tecniche presenti nel Quarto concerto al giorno d'oggi non siano considerate dai pianisti come una barriera insuperabile, poiché sotto certi aspetti esso è forse il più raffinato della serie. Con un'atmosfera piena di gaiezza e di brio, Il primo e l'ultimo movimento sono tutt'altro che semplicemente 'ben costruiti', mentre le qualità espressive dell'Andante rivelano un Impegno personale ben più profondo di quello generalmente riscontrato nei movimenti lenti di Prokofiev scritti in quel periodo. Il terzo movimento (Moderato) è di indole più drammatica; Il compositore lo definisce come un movimento che fa le veci di un allegro In forma sonata. Vi è ben più di una semplice allusione a Stravinski, in particolare nelle battute conclusive. Il breve quarto movimento è eccezionale e certamente rimarrà sempre tale: si tratta infatti di una di quelle brillanti idee che per la loro originalità non possono assolutamente essere Imitate senza che il compositore venga tacciato di plagio. Vi è un riassunto degli elementi essenziali del movimento introduttivo, superbamente calcolato nel tempi e di grandissimo effetto. E' vero che Wittgenstein trovò questa partitura così sconcertante? Forse semplicemente non gli piacque, o forse dubitava di essere in grado di risolverne le difficoltà tecniche. Tuttavia, seppure enormi, queste difficoltà rimangono pur sempre realizzabili; una parte pianistica formidabile, un'orchestrazione stupendamente 'ariosa' e una piacevole caparbietà per quanto ne riguarda l'aspetto formale, conferiscono al Quarto concerto una personalità tutta sua, spiccata e nello stesso tempo appagante sia per l'Interprete che per l'ascoltatore.

 

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